Autovelox: approvazione vs omologazione e cosa cambia per i ricorsi - Sentenza Bologna 2025
La sentenza del Tribunale di Bologna apre un conflitto interpretativo sugli autovelox: approvazione o omologazione?
Pubblicato il 9 agosto 2025
4 min di lettura | Pubblicato il 09/08/2025
Quando la certezza del diritto vacilla, a pagarne il prezzo è il cittadino
Il dibattito sull'omologazione degli autovelox non è nuovo, ma la recente sentenza del Tribunale di Bologna del 2025 ha riacceso un conflitto interpretativo che mette in discussione principi fondamentali: certezza del diritto, sicurezza stradale e tutela del cittadino. Mentre i tribunali si dividono tra chi richiede l'omologazione e chi si accontenta dell'approvazione, sono i conducenti a trovarsi in una zona grigia dove la legittimità delle sanzioni è sempre più discutibile.
1. La sentenza di Bologna
Sentenza n. 1816/2025
Il Tribunale di Bologna, con la sentenza n. 1816/2025, ha stabilito che per la legittimità degli autovelox non è necessaria l'omologazione, ma è sufficiente l'approvazione del dispositivo. La decisione si basa sull'interpretazione dell'art. 201 del Codice della Strada, che regolamenta l'utilizzo dei sistemi di accertamento della velocità.
Il tribunale ha spostato l'attenzione dalla procedura di omologazione verso altri elementi considerati determinanti: la corretta taratura dell'apparecchio, la qualità delle fotografie prodotte come prova e l'adeguatezza della segnaletica che avvisa i conducenti della presenza del controllo. Questa interpretazione privilegia l'efficacia pratica del controllo rispetto alla rigorosità della procedura di omologazione.
La sentenza sottolinea come l'approvazione ministeriale, rilasciata ai sensi del D.M. 30 giugno 2004, sia sufficiente per garantire che l'apparecchio risponda ai requisiti tecnici necessari per l'accertamento delle infrazioni. In questo modo, il tribunale bolognese si allinea a una corrente giurisprudenziale più permissiva che facilita l'utilizzo degli autovelox da parte delle amministrazioni.
Contrasto con la Cassazione
La posizione di Bologna entra in netto contrasto con un orientamento più rigoroso espresso dalla Cassazione, in particolare con la sentenza n. 10505 del 2024, che invece richiedeva espressamente l'omologazione del dispositivo. La Suprema Corte aveva ribadito che l'omologazione non è un mero adempimento formale, ma una garanzia fondamentale per assicurare che gli apparecchi utilizzati per sanzionare i cittadini rispettino rigorosamente gli standard tecnici previsti dalla normativa.
Questo contrasto interpretativo crea un'incertezza giuridica significativa: lo stesso autovelox potrebbe essere considerato legittimo in un tribunale e illegittimo in un altro, a seconda dell'orientamento seguito. Una situazione che mina la certezza del diritto e crea disparità di trattamento tra i cittadini a seconda del luogo in cui viene contestata la multa o in cui viene presentato il ricorso.
Il problema non è solo teorico: mentre la Cassazione richiede l'omologazione come condizione necessaria, i tribunali che seguono l'interpretazione più permissiva accettano semplicemente l'approvazione, creando una frattura nel sistema giurisdizionale che finisce per penalizzare i cittadini, costretti a navigare in un sistema normativo ambiguo.
2. Le conseguenze
Messaggio ambiguo
Il dibattito divide il mondo giuridico e quello istituzionale: da un lato, chi invoca la sicurezza stradale come priorità assoluta, sostenendo che facilitare l'uso degli autovelox contribuisca a ridurre gli incidenti e a migliorare il rispetto dei limiti di velocità. Dall'altro, chi denuncia i cortocircuiti normativi che nascono quando i requisiti legali vengono interpretati in modo troppo elastico.
L'assenza di chiarezza ministeriale aggrava la situazione. Mentre i tribunali si dividono e la Cassazione non sempre offre indicazioni univoche, manca un pronunciamento chiaro del Ministero dei Trasporti o dell'Infrastruttura che stabilisca definitivamente se l'omologazione sia o meno un requisito obbligatorio. Questa incertezza normativa finisce per trasformare ogni ricorso in una scommessa giuridica, dove l'esito dipende più dall'orientamento del giudice che dalla certezza dei fatti.
La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che molti comuni e amministrazioni utilizzano apparecchi "solo approvati" senza omologazione, basandosi su interpretazioni giurisprudenziali che privilegiano l'approvazione. Questo crea un sistema dove la legittimità degli autovelox dipende dalla giurisprudenza locale più che da un principio normativo chiaro e uniforme.
Impatto sui cittadini
Nel frattempo, chi guida paga le conseguenze di questa incertezza. I cittadini che ricevono multe da autovelox "solo approvati" si trovano in una situazione complessa: se decidono di ricorrere, non possono sapere con certezza se il loro ricorso sarà accolto o respinto, perché l'esito dipende dall'orientamento del tribunale competente.
Molti ricorsi vengono respinti dai tribunali che seguono l'interpretazione più permissiva, anche quando i cittadini fanno valere l'assenza di omologazione come motivo di illegittimità. Questi conducenti finiscono per pagare sanzioni che, secondo un altro orientamento giurisprudenziale, potrebbero essere considerate illegittime.
La disparità di trattamento è evidente: un cittadino che ricorre a Bologna potrebbe vedere il proprio ricorso respinto perché il tribunale considera sufficiente l'approvazione, mentre un cittadino che presenta lo stesso ricorso davanti a un tribunale che segue l'orientamento della Cassazione potrebbe ottenere l'annullamento della multa per la stessa mancanza. Questa situazione mina la fiducia nelle istituzioni e nel sistema giudiziario, creando un senso di ingiustizia diffuso.
Inoltre, i costi per presentare un ricorso non sono trascurabili: bolli, spese legali, tempo impiegato. Quando l'esito è incerto a causa di contrasti interpretativi, molti cittadini rinunciano a far valere i propri diritti, preferendo pagare multe che potrebbero essere illegittime pur di evitare ulteriori spese e complicazioni.
3. La posizione di NonViPago
Tutela accessibile
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Di fronte al conflitto interpretativo sull'omologazione vs approvazione, NonViPago spiega in modo chiaro e semplice la differenza tra questi due concetti, aiutando i cittadini a comprendere quando un autovelox può essere considerato legittimo e quando invece la mancanza di omologazione può costituire un valido motivo di contestazione.
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